Fu quella cava, in via Libertà, in località Buschina, a Fiorano al Serio, l’inizio di tutto. Da lì nacque la moto-regolarità a Vertova. Un vero teatro di prova, dove sperimentare la guida, improvvisare frenate all’ultimo bloccaggio di ruota, impennate sempre più alte, curve in derapata, su uno sterrato che si prestava bene a queste esibizioni. Un laboratorio “outdoor” di novelli meccanici che costruivano moto, le distruggevano e le ricostruivano con pezzi usati, magari rastrellati in discarica. Quanta volontà di imparare, di migliorarsi sugli altri, di rubare i trucchi di guida di uno o dell’altro. E quanta amicizia, allegria, spensieratezza. Si lavorava, e tanto, come operai nelle fabbriche tessili, o come garzoni di panetteria, o apprendisti in falegnameria, ma poi, si trovava sempre il tempo per “andare alla cava”, per smanettare, per fare gare fra amici, e da qui partire insieme per salire mulattiere e sentieri, sempre più ripidi, per mettersi alla prova, cimentarsi al limite.

Franco Gritti nei prati di Vertova ad ascoltare musica ’62 (primo a sx)
Così, da quel drappello di giovani spericolati partì l’avventura della moto-regolarità e del motocross a Vertova. Un paese della Val Seriana, che di lì a breve sarebbe diventato “ombelico del mondo” per questa particolare specialità del motociclismo, passando sotto i riflettori di tv, giornali e riviste di settore. Vertova come terra di elezione dei più forti piloti della moto-regolarità mondiale.
Siamo nei primi anni ’60. Uno di quei folli appassionati delle due ruote era il figlio del titolare della cava, Alessandro Gritti, detto “Franco”: beh, aveva il vantaggio di avere la “pista” in casa… No, non è così, e la storia lo dimostrerà. E’ solo la passione per le moto che lo guida: salirci sopra, qualsiasi “ferro” fosse, aprire il gas e via, a tutta velocità, incurante del pericolo. I suoi primi “motorini”, che lui chiama spesso “baracche”, se li costruisce da solo, mettendo insieme pezzi che raccoglie dal rottamaio: aveva solo dieci anni, quando monta sulla sua prima moto. Per lui un gioiello, ma quanto filo di ferro ha usato per legare il telaio alla sella, e per non far “ballare” il motore.
Nato a Vertova il 1° aprile 1947, alla “Ciòca”, una località sopra Piazza San Lorenzo, da papà Giovanni e mamma Annetta Gualdi, Franco Gritti (registrato all’anagrafe come Lanfranco Alessandro, da cui il nome Franco) è il quarto di cinque fratelli: Giovanni, il più vecchio, è del ’38; poi, ci sono Anna e Tina, Franco appunto, e Maria. Verso i sei anni, la famiglia si trasferisce in via Provinciale, dove passa il treno della Val Seriana. Il papà lavora alla Centrale Elettrica Albini, ma trova il tempo di lavorare anche alla cava della famiglia della moglie, che si allargava vicino al “Püt de Gandì” (Ponte di Gandino), dove è tuttora operativa.
A scuola, Gritti ci va fino alla quinta elementare, poi basta. Intanto cerca di salire sulla moto della mamma, un ciclomotore: fa fatica, perché non tocca per terra con i piedi, ma si aiuta con il cavalletto, abbassandolo per tenere ferma la moto. E si tira su. Una curiosità salirvi sopra, che pian piano diventa passione, anche grazie al fratello Giovanni, di nove anni più vecchio, che aveva una moto: era affascinato dal suo rumore. Non gli bastava più, come spesso faceva con i suoi amici, andare in bicicletta e infilare nei raggi una cartolina, per fare rumore. Voleva provare un rumore vero, di moto che sgasava e rombava. Così, quando Giovanni era a lavorare nella cava, Franco ci saliva sopra di nascosto, stando attento a non far cadere il cavalletto. Altrimenti erano guai.

Premiazione anni ’70
Pian piano, Giovanni diventa il “maestro” di Franco, l’istruttore di guida, portandolo spesso sui sentieri intorno a casa, per fargli prendere dimestichezza con la moto.
Giovanni, anche lui con una passione per il fuoristrada e il cross (corse anche con Tosi e Ostorero), partecipò con il Motoclub Vertova a diverse gare del Trofeo FMI: nello specifico, vinse il Trofeo FMI, nel ’57, con la squadra del Motoclub Bergamo; e il Trofeo FMI individuale, nel ’65, con una Gilera 124 a cinque marce. Partecipa anche a diverse edizioni della Valli Bergamasche, riuscendo anche a terminarle: quasi un successo, tanto erano difficili. Corse per tanti anni su diverse moto: Mondial, Bianchi, Gilera, Morini, Devil, Greeves. Ma, in verità, lui le preferiva collezionare: soprattutto moto d’epoca, dalla Gilera Giubileo 124 alla Gilera cross, fino alle Morini e alle Husqvarna, con una particolare inclinazione per le marche inglesi, Bsa e Norton in testa. E’ scomparso nel 2001.
Ma torniamo a Franco Gritti. Siamo nel 1959: ha 12 anni e inizia a bazzicare alla cava, facendo piccoli lavoretti, come “mettere a posto”, cioè pulire, fare un po’ di ordine, sistemare gli attrezzi, rassettare il magazzino. E, di straforo, fare qualche giro con le moto degli operai o la moto di suo fratello. Rovista fra i rottami, si inventa improbabili assemblaggi di telai e motori. Pian piano prende dimestichezza con la meccanica: inizia ad usare chiavi combinate, a brugola, a forchetta, pinze e chiavi inglesi; a fare la miscela; a maneggiare il motore; a lubrificare le parti meccaniche. Insomma, la passione per i “motorini” monta sempre di più. Complice anche, come detto, il fratello Giovanni, un modello da imitare.

Franco Gritti – Fiamme Gialle anni ’70 con l’amico Claudio Oriboni_
Così, nel ’61, a 14 anni è in sella ad una Atala 50 cc, un ciclomotore, con il quale ne fa di tutti i colori, come se fosse una moto vera, da fuoristrada. Un giorno era a Ponte Nossa, su un sentiero in compagnia di amici: la sua Atala fora. Nessun problema: mette in spalla la moto e con questa sale sulla Itom del suo amico, un certo Marino “Gal”. E insieme arrivano a casa. Ma le sue azioni spericolate in moto non si contano.
L’Atala è stata una delle prime “motorine” che aveva in mano, per giunta aveva la seconda marcia rotta. E alora? Franco andava dalla prima alla terza marcia, e via. Erano altri tempi: con mille lire si andava a comperare le moto dal rottamaio, le aggiustava, le sistemava per la sua guida. Poi, porta a casa una moto Guzzi, “ol Guzzì”, si diceva allora, che però si rompeva tutti i giorni.
Con Franco sempre tanti amici a smanettare sul “pistino” disegnato nella cava: ci si incontrava sempre alla domenica e si stava lì tutto il giorno a fare i salti e le curve, e a preparare le moto. Alla sera si andava a Messa.
La prima vera moto, si fa per dire, è frutto del suo ingegno, certamente un po’ grezzo, ma funzionale: la ottiene accoppiando un telaio Ceccato e un Guzzi Stornello. Ci mette del tempo per costruirla, ruba il tempo al sonno, perché già lavorava “fisso” alla cava. Era una 125 4 tempi, si fa per dire: si spaccava sempre e spesso il manubrio si staccava. Con questa “moto” fa la prima gara della sua vita a Villongo, sul Lago d’Iseo, con la casacca del Motoclub Vertova: aveva 16 anni.
Sempre con questa “moto”, che ogni volta riceve delle modifiche, decide di partecipare, nel 1963, alla Cavalcata delle Valli Bergamasche, a Villa d’Almè: una gara di regolarità, nata due anni prima dalla mente di Fulvio Maffettini, una delle più grandi figure del mondo della motoregolarità, titolare dell’Autofficina Corazza & Maffettini, in via Pirovano, a Bergamo. Una gara “aperta a tutti”, che permetteva a tutti di iscriversi, non solo i campioni, ma anche i semplici appassionati e soci del Motoclub Bergamo.

Franco Gritti – Fiamme Gialle – Milano anni ’70
Ovviamente, Franco Gritti vi partecipa come pilota del Motoclub Vertova, sezione del Motoclub Bergamo, e si iscrive “in coppia” con l’amico Pierluigi Rottigni. Infatti, in quella terza edizione, dopo due anni di manifestazione individuale, la “Cavalcata” diventa “a coppie”, per ravvivare il percorso fra sentieri e mulattiere di montagna e anche, in caso di necessità, avere al proprio fianco un compagno per dare una mano. Purtroppo, i due prodi vertovesi, all’epoca degli “smanettoni” e basta, vivono un esordio non certo positivo: guidano con così troppa veemenza che “bucano” i controlli orari, arrivando in anticipo. Dai commissari di gara si sentono sempre dire “Ma cosa fate già qui!”. All’inizio non capivano, ma poi …
L’anno seguente, Gritti viene adocchiato dai fratelli Frigerio, Luigi e Piero, che ai tempi erano concessionari della Gilera, a Treviglio; e con un Gilera Giubileo 98, elaborato da regolarità, partecipa alla Valli Bergamasche, mettendo in mostra tutta la sua forza fisica e una grande resistenza alla fatica (certamente, temprata dal lavoro alla cava). Corre per lo Sporting Club ’63, polisportiva di Bergamo, che aveva come presidente Tullio Masserini. Con la stessa moto si cimenta anche nel cross, una specialità che ha sempre amato e che alternava alla regolarità, quando poteva.
Il suo primo successo, ex-aequo con il fratello Giovanni, lo ottiene però nel 1965, sempre su Gilera Giubileo 98, in una prova del Trofeo Regolarità FMI, disputato proprio a Vertova, per l’organizzazione del sodalizio vertovese. L’anno seguente, invece, vince il Trofeo FMI riservato ai piloti Junior, abbandonando a metà stagione la Gilera per salire in sella ad una Morini 100, fornitagli gratuitamente dal concessionario di Bergamo, Luciano Dall’Ara. Sempre nel ’66 vince il campionato regionale lombardo di motocross, a pari punti con quello che chiamava “il vecchio Farioli”. In verità, in quei primi anni di agonismo mostra di prediligere il motocross alla regolarità, ma comunque riesce ad eccellere in entrambi questi suoi “amori”.

Squadra Gilera 1973
A fine anno, va a Roma, in auto con Gianni Perini, per le premiazioni del campionato italiano di regolarità. Viene avvicinato dal Maresciallo De Matteo della Guardia di Finanza che sta selezionando alcuni piloti di regolarità per formare il nuovo gruppo sportivo delle Fiamme Gialle. In verità, Franco, ormai 19enne, ha già fatto la visita di leva, a Brescia, i famosi “tre giorni”, e aveva anche fatto richiesta di vestire la divisa dei paracadutisti, che prendevano un buon stipendio, grazie al quale poteva comperarsi una bella moto. E, come alternativa, aveva fatto anche domanda per entrare nella Polizia di Stato, sempre per guadagnare bene. Invece, riceve la richiesta delle Fiamme Gialle. Che fare? Semplice, accetta. E, così, nel 1967, entra a far parte del Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle. E’ la svolta della sua carriera motociclistica. Con lui vi porta anche i suoi amici di Vertova: l’amico d’infanzia Pierluigi Rottigni, Carlo Paganessi, Giuseppe Signorelli e, due anni dopo, Bernardino Gualdi.
Saluta Vertova, la famiglia, gli amici: per lui non solo il periodo di “ferma”, come pensava all’inizio, ma ben cinque anni con la Guardia di Finanza, riuscendo a conciliare gare di moto e lavoro in cava. All’inizio, nove mesi di scuola allievi, con tanto di diaria. Poi, lo stipendio vero e proprio. Come tutti gli altri piloti, è in sella alle Morini Corsaro (125, 150, 175), moto ufficiale delle Fiamme Gialle, con le quali vince tre campionati italiani (1967, 1969 e 1970, nella classe 175). Non va bene nel 1968, perché rimane dietro a Carlo “Gastone” Moscheni”, perché non viene tenuta valida la gara di Reggio Emilia, in cui Gritti, peraltro, è il solo a tagliare il traguardo.
Da segnalare che nella Valli Bergamasche del 1967 è secondo nella classe 175 e quinto assoluto; e quinto assoluto anche nel 1969.
La sua prima partecipazione alla Sei Giorni Internazionale è del ’67, l’unica in cui si ritira, rompendosi una clavicola: siamo in Polonia, a Zakopane (17-22 settembre); poi, vi partecipa ogni anno, escluso il 1970, collezionando un totale di nove “Six Days”, con sette medaglie d’oro e una d’argento, senza però riuscire mai ad esprimersi ai massimi livelli. Alla Sei Giorni Internazionale di San Pellegrino del ’68 non vi partecipa a causa di un infortunio. Ma in quella del ’69, in Germania, a Garmish-Partenkirchen, conquista la sua prima medaglia d’oro: si piazza quinto di classe, nella 175, e quinto con la squadra del Vaso d’Argento (“Silver Vase”).

Fiamme Gialle – anni ’70, con Morini
Il 1971 non riesce ad ottenere grandi risultati: incontra sulla sua strada la KTM 2 tempi di Augusto Taiocchi, di Ponteranica, il “Capitano”, e così deve rassegnarsi anche lui a masticare amaro di fronte alla superiore potenza di questo motore: comunque, è secondo nel campionato italiano, e conquista la sua prima Valli Bergamasche (Lovere, 1-2 giugno) in sella ad una Morini Corsaro Regolarità 175 cc, quella con il motore “a testa piatta”; e alla Sei Giorni Internazionale dell’Isola di Man (20-25 settembre), a Douglas, rappresentando l’Italia nel Vaso d’Argento, chiude 16° nella classe 175, a causa di una foratura nella prova finale di velocità, conquistando comunque una medaglia d’oro.
Gritti dimostra di essere un vincente, ma le Morini gli stanno strette. Le moto a 2 tempi si stanno affermando alla grande sul mercato e anche sui campi di gara: sono KTM, Hercules, Zundapp, Puch. Così, nel ’72, lasciate le Fiamme Gialle, si guarda in giro. Le offerte non mancano e si accasa alla Puch, guidata dagli stessi fratelli Frigerio che aveva conosciuto anni prima, quando aveva iniziato a correre con la Gilera e che ora sono gli importatori italiani della moto austriaca. La casa “bianco-verde” gli mette a disposizione le 125 e le 175 “ufficiali”, con il permesso si gareggiare anche nel cross, altra sua grande passione, per giunta con moto di altre marche. Come manager ha Giuseppe Merelli, meccanico e amico di vecchia data, che aveva già seguito il fratello Giovanni e poi lui, prima di entrare nelle Fiamme Gialle. Un sodalizio di ferro, che durerà fino alla fine della sua carriera.
Con la moto austriaca, la prima sua 2T, si trova a meraviglia. Subito vince il campionato italiano regolarità senior con la 125, rinnovando il duello con Arnaldo Farioli, che deve mangiare la polvere. E vince, nel ’72, la 24^ Valli Bergamasche (24-25 giugno), a Bergamo, nella classe 125. Bissa così il successo dell’anno prima, quado ancora correva con la Morini, ma questa volta firmando una delle pagini più esaltanti della sua carriera: vince, infatti, surclassando lo squadrone della Zundapp, che presentava piloti con moto di cilindrata superiore. Alla Sei Giorni Internazionale in Cecoslovacchia, purtroppo, incontra dei problemi tecnici: chiude, comunque, secondo nella classe 175 e secondo di squadra per il Vaso d’Argento, aggiudicandosi però la medaglia d’oro. Per quanto riguarda il cross, sceglie le Husqvarna 250 e 500, ma non raccoglie grandi risultati.

Cross anni ’70 , con Greeves da cross
Ormai, Gritti è esploso, è un campione affermato: tutti ne parlano, giornali, riviste specializzate, anche la televisione. E tutti lo vogliono.
Il sodalizio con la Puch dura solo un anno, perché alle sue calcagna c’è la Gilera. Nel 1973 firma un contratto con la casa di Arcore, passata nell’orbita Piaggio, ma ottiene di continuare a correre nel cross con la Puch.
Il 1973 è l’anno dello “squadrone” Gilera, che presentava sui suoi modelli 50, 100 e 125, piloti di livello mondiale, guidata da Gianni Perini: oltre Gritti, che correva nella 125, c’erano Vincenzo “Cisco” Gavazzi, Pietro Gagni, Fausto Oldrati, Giuseppe Signorelli, Carlo Paganessi, Gualtiero Brissoni. La sua prima vittoria con la Gilera è in primavera, alla “8 ore di Varese”. Poi, una trasferta vittoriosa alla “Due Giorni” di Eschwege, in Germania, prova del campionato europeo, dove conquista la piazza d’onore alle spalle del campione europeo in carica, il tedesco Witthof; un campionato continentale che lo vedrà conquistare un quarto posto finale. Quindi, si laurea campione italiano nella classe 125, ed è secondo nella classe 125 alla Valli Bergamasche del ’73 (Bratto, 23-24 giugno), alle spalle di Pierluigi Rottigni, alfiere della SWM. Comunque, con Giuseppe Signorelli e Gualtiero Brissoni fa vincere alla squadra Gilera 1 la speciale classifica per Squadre d’Industria. Alla Sei Giorni Internazionale negli USA, a Dalton, è terzo, per via di una penalizzazione, dopo essere stato in testa per cinque giorni.
Anche nel 1974, Gritti conquista il titolo italiano della 125. Mentre è secondo nella classe 125 alla Valli Bergamasche, a Bratto (31 maggio-1° giugno), dietro ancora a Pierluigi Rottigni. Delusione, invece, alla Sei Giorni Internazionale di Camerino. Nonostante l’iscrizione di due squadre e 13 moto, con l’obiettivo di vincere il Trofeo, la Gilera fallisce l’obiettivo: la squadra in lizza, composta anche da Andreini, Brissoni, Oldrati, Saravesi e Giuseppe Signorelli, si classifica terza. Gritti, comunque, ottiene un secondo posto di classe, nella 125, e la medaglia d’oro. Secondo posto, poi, nella classifica per Squadre d’Industria. Quarto posto, poi, per Gritti nel campionato europeo, classe 125.
L’abbinamento Gilera-Gritti, però, dura solo due anni, non per colpa sua. A fine stagione, infatti, senza dare grandi spiegazioni, il Reparto Corse chiude e la Gilera si ritira dalle competizioni, con conseguente “liberi tutti”.

Cross Lombardore (TO) 1978
Che fare? Semplice, la moto del momento era la KTM, che Gritti conosceva bene perché l’anno precedente con la sua Puch 250 era arrivato secondo nel campionato cross, alle spalle di Bruno Ferrari, proprio su KTM. Così, nel 1975 passa all’austriaca KTM, con la quale corre per ben cinque anni, inanellando titoli a raffica.
Proprio un anno d’oro il 1975: titolo italiano regolarità nella classe 175, titolo italiano cross 250 e titolo di campione europeo 250. Da segnalare che Gritti è il primo pilota “regolarista” a vincere in questa specialità. Ma lui fa di più: corre anche gare in salita, come la “Grumello del Monte-Gandosso”, arrivando quinto.
Sempre nel 1975, è secondo con la squadra italiana nel Trofeo Mondiale, alla Sei Giorni Internazionale dell’Isola di Man, con Andreini, Andrioletti, Capelli, Taiocchi e Testori, tutti in sella alle KTM. La squadra arriva seconda alle spalle della Germania.
E’ la definitiva consacrazione: Gritti diventa il pilota simbolo della regolarità, capace di correre e vincere qualsiasi tipo di gara e con diverse cilindrate.
E nel 1976 i successi si ripetono, anzi si qualificano ulteriormente: nella regolarità conquista il titolo di campione europeo nella 250 ed è vicecampione italiano dietro Brissoni, mentre nel cross è secondo nel campionato italiano, sia nella 125 che nella 250. E vince anche la Valli Bergamasche (Bratto, 29-30 maggio), nella classe 125, valida come campionato europeo. Gli manca, però, un risultato per essere il “numero uno”: infatti, pur avendo partecipato ad otto “Six-Days”, non ne ha mai vita una. Impegnandosi allo sfinimento, indossando una maglia con le maniche imbottite, come fanno gli sciatori, vince la classifica assoluta e quella della classe 250 alla Sei Giorni Internazionale di Zeltweg (20-25 settembre), in Austria, rimanendo in testa alla classifica dal primo all’ultimo giorno. Con quel successo Gritti può ben dire di aver vinto tutto: è nell’Olimpo della regolarità, peraltro a soli 29 anni.

Anni ’80
Un anno speciale anche il 1977, dove abbandona la 125 e si concentra sulla 250: così, conquista il suo terzo titolo europeo, e, per l’ultima volta, la quarta, la Valli Bergamasche (Bergamo, 4-5 giugno).
Ma è anche un anno che Gritti ricorda amaramente per una squalifica che rimedia dalla Federazione (dall’ottobre ’77 al febbraio ’78), per aver rifiutato di prendere il via, lui e tutta la squadra del Trofeo (Andrioletti, R. Capelli, Gritti, Miele, G.L. Petrogalli, Taiocchi), alla Sei Giorni Internazionale in Cecoslovacchia, come forma di protesta contro una squalifica affibbiata a Petrogalli, ritenuta ingiusta. E pensare che la squadra KTM era in testa alla classifica.
BOX
Il Gritti Crossista (fondino marroncino)
Capitolo interessante quello di Franco Gritti crossista. Già nel 1970, quando correva ancora per le Fiamme Gialle, conquista un discreto terzo posto, con la spagnola Bultaco, nella categoria Junior, malgrado una frattura al braccio e le fatiche dei trasferimenti che gli impone il campionato di regolarità. Il ’71, primo anno da senior, è un anno di ambientamento. Ma l’anno dopo inizia a collezionare allori, come all’Internazionale di Treviso, in sella ad una Puch ufficiale, che sostituisce le Husqvarna 250 e 500 usate durante la stagione. Può scegliere le moto che vuole: Puch 250, Husqvarna 500, Gilera 125. Così, nel ’73, con la 250, ottiene un terzo posto assoluto in campionato, vincendo nella prova di Polcanto.
Nel ’74, trasferitosi alla KTM, la casa con la quale corre per cinque stagioni, giunge secondo nel campionato italiano cross 250, alle spalle di Rustignoli. Vuoi anche per l’annullamento della seconda gara di Laveno Mombello (VA) che aveva vinto e per le nuove regole di assegnazione del punteggio della gara di Lombardore, che lo penalizza moltissimo. Ma si riscatta alla grande l’anno dopo, nel ’75, vincendo il campionato tricolore cross 250, inanellando cinque vittorie e tanti piazzamenti. Peccato per la stagione 1976, dove conquista “solo” due piazze d’onore sia nel campionato 125 che in quello 250. E via nel cross per altri anni: secondo nel ’78 nel tricolore 125, ma campione italiano cross 250 nel 1979.
Crossista per hobby, regolarista per professione: Gritti è un pilota polivalente, come nessuno è mai stato.

Un po’ deficitario, rispetto agli anni d’oro, è il 1978: terzo nel torneo tricolore 250 e secondo nella 250, alle spalle di Brissoni, alla Valli Bergamasche di San Pellegrino (3-4 giugno). Risultati solo discreti, ma in un anno da ricordare: nel 1978, infatti, si sposa con Vanna Pedroncelli: la coppia avrà tre figli, Sabrina, Giovanni e Mirko.
Anche il 1979 è in tono minore: emerge soltanto alla Sei Giorni Internazionale, in Germania, a Neukirchen, dove vince la classe 125.
Nel 1980, Gritti cambia ancora casacca, colpa della stessa KTM, che ritiene Gritti ormai “vecchio”, cioè superato, a 34 anni.
Ma eccoti la sorpresa: Gritti si regala un altro anno da incorniciare, presentandosi ai blocchi di partenza con la LR 250 GS di Fritz Kramer: in verità, è una Kram-It (Kramer Italia), una moto tedesca, con un telaio di impostazione crossistica e motore Rotax, ma allestita ad Arcore, nella struttura del bergamasco Maurizio Radici, che ne curava l’importazione in Italia da Eschbach, sede della Kramer nel sud della Germania. Una moto artigianale, perché arriva “grezza” dalla Germania e “rifinita” in Brianza con serbatoio, parafanghi, sella e accessori Acerbis. Subito fa suo il titolo italiano regolarità 250. In quell’anno, poi, riceve dal CONI la medaglia di bronzo per meriti sportivi.
Si ripete nel 1981, conquistando il titolo italiano ed europeo nella 250 sempre con la Kram-It. Ma c’è di più, dimostra quanto vale ancora, trionfando alla Sei Giorni Internazionale dell’Isola d’Elba, dove si aggiudica la classifica assoluta ed è primo nella classe 250. E vince anche nel Trofeo con la squadra italiana, quella dei mitici “Caschi Rossi”, insieme a Brissoni, Medardo, Franco Gualdi, Taiocchi e Croci. E’ l’apoteosi di una carriera straordinaria, coronata a 35 anni proprio con la vittoria alla “Six-Days”.
Colpita da problemi economici, con Fritz Kramer costretto a vendere la fabbrica, Gritti lascia la Kram-It e bussa, nell’82, alla porta dell’SWM: per lui una 250 TF3, con la quale però non guadagna grandi risultati. Alla Valli Bergamasche di Clusone (19-20 giugno), conquista il terzo posto, chiude nono nel campionato europeo e terzo nel tricolore. In compenso, è nominato Cavaliere della Repubblica Italiana, come uno dei migliori atleti azzurri di tutti i tempi, al pari di Dibiasi, Mennea e Simeoni.

Otto ore a coppie – Treviglio 8 marzo 2026
Certo, gli anni passano, ma Gritti ha ancora tanta voglia di correre; sa che non è ancora l’ora di appendere il casco al chiodo, che può dare ancora qualcosa. La moto è la sua vita. E così, nell’83, bussa ancora alla porta della KTM, che alla fine gli offre un ingaggio.
La casa di Mattighofen è ampiamente ripagata. Infatti, nel biennio ’83 e ’84 ottiene due piazze d’onore nel campionato italiano (non più di regolarità, ma di enduro stavolta). In verità, nell’84 poteva anche vincerlo, ma non si presenta all’ultima prova di Costa Volpino, a causa di un infortunio, e dice ciao al titolo. Nell’85, poi, vince la classifica assoluta del campionato italiano con la KTM 250, ed è quarto di classe.
Nell’86, passato sulla KTM 500, perde di un niente il successo alla Sei Giorni Internazionale di San Pellegrino: in testa alla classifica assoluta alla partenza della prova finale di cross, viene centrato da Claudio Terruzzi, perdendo così la vittoria, che va a Jonsson, per una manciata di secondi.
Ormai, Gritti ha 40 anni, ma nel 1987 trova lo spunto per conquistare la piazza d’onore nel campionato italiano senior 500 su KTM. Quindi, nell’88 è terzo nel torneo tricolore, su Honda XR251R; e, nello stesso anno, è secondo all’Incas Rally, organizzato da Franco Acerbis in Perù, montando su una Honda XR600.
Nell’89, ancora in moto, stavolta in sella ad una Husqvarna 500, preparata dall’amico “Cisco” Gavazzi, e chiude al quarto posto il campionato tricolore enduro.
Ed eccoci al 1990, al traguardo di una lunga carriera, a dir poco esaltante, iniziata dai “motorini” impennati nella sua cava di Vertova e finita con un altro titolo italiano, il 12°, nella classe senior 500, su Husqvarna TE510, a ben 43 anni!
Da allora, non più competitivo, corre per divertirsi, animato da una passione incrollabile, che lo porta negli anni a gareggiare ancora, come nel campionato italiano enduro major, che vince nel ’96 e nel ’97, su una Honda 250; e poi nel campionato italiano Gruppo 5 regolarità d’epoca, dimostrando sempre una gran classe, uno stile unico, impeccabile, che ha fatto scuola.
E così ancora oggi, a 79 anni. Auguri.
Tratto da “70° Motoclub Vertova – 1955-2025 – Una grande storia di motociclismo” – edizioni Corponove
